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Cenni Storici

IL NOME Sembra che il nome "Solbiate" derivi da "sol - abas" che vuol dire "un solo abate" che abitava nel convento dei frati UMILIATI allora situato in via S.Antonino.

LA FERROVIA La ferrovia fu costruita nel 1902: era il tronco ferroviario della FERROVIA NORD MILANO (FNM) che collegava Castellanza con Cairate e Lonate Ceppino.
Nel 1916 questa linea arrivava fino a Mendrisio in Svizzera però il tratto svizzero fu sospeso dopo due anni e il capo linea fu portato prima a Malnate poi di nuovo a Cairate.
Nel 1952 il servizio viaggiatori fu sostituito con un servizio di auto-corriere mentre il servizio merci è continuato sino a pochi anni fa.

IL GONFALONE COMUNALE Sfilata con il Gonfalone ComunaleIl Gonfalone è stato conferito nel 1964 al Comune di Solbiate Olona con Decreto del Presidente della Repubblica Antonio Segni.
Sullo stemma che è nel centro del drappo bicolore, azzurro e giallo, ci sono i simboli della vita e del lavoro di Solbiate: il FUSO per il cotonificio, la RUOTA DENTATA per le officine meccaniche, la STRISCIA D'ARGENTO che divide orizzontalmente lo stemma, rappresenta il fiume Olona e il LEONE ROSSO coronato è il simbolo della forza e della grandezza delle antiche e nobili famiglie che anticamente avevano le proprie terre a Solbiate.
Lo stemma è circondato da rami di quercia e di alloro ed è sormontato da una corona.

LA CHIESA DI SAN ROCCO La costruzione risale al 1400 ca. dedicata a S. Rocco, era situata all'incrocio tra via Patrioti e via IV Novembre. Nella chiesetta si celebravano due volte all'anno le Sante Messe. Occupava una superficie complessiva di 50 mq.
Venne demolita per una razionale sistemazione delle strade, costituendo un costante pericolo per il traffico per Busto, nella seconda quindicina del Luglio 1940 dietro autorizzazione sia della Regia Sovraintendeza all'Arte Medioevale e Moderna delle Province Lombarde, sia della Curia Arcivescovile di Milano.
Fu levata una pala a destra da chi guardava l'altare di fronte. Dipinta nel 1416 rappresentava la Madonna col Bambino che tiene in mano un cardellino; ai lati S. Sebastiano con le frecce del martirio e S. Rocco che mostra la piaga. La scuola Beato Angelico provvide a far levare il dipinto che verrà collocato nella nuova Chiesa Parrocchiale. Le spese necessarie per levare dal muro il dipinto furono sostenute dal Cotonificio di Solbiate Olona. Il dipinto sembra della Scuola di Giotto. Purtroppo di tale affresco si sono perse le tracce. A ricordo dell'esistenza dell'Oratorio di S. Rocco, il Comune fece collocare una piccola edicola con una formella in creta del Santo all'esterno della nuova Chiesa Parrocchiale dietro all'abside centrale.

LA CHIESA PARROCCHIALE SI S.ANTONINO MARTIRE Afresca di S. Antonio MartireIl patrono
Antonino: soldato coraggioso, cristiano fedele, martire glorioso. La iconografia agiografica ama presentarcelo come combattente impavido e fervoso della rinomata legione tebea, tutta composta di militari della Tebaide, la regione dove brillarono per virtù anacoretiche molti santi. Per questo i quadri in onore di S. Antonino ce lo dipingono, di solito, in divisa armata, con lancia, corazza e scudo; a volte in groppa a un aitante destriero; magari in compagnia di santi celebri per il loro vigore, come S. Giorgio e S. Cristoforo.
Una seria e antica tradizione colloca il martirio del nostro santo per decapitazione durante la persecuzione diocleziana intorno al 303 nei pressi di Piacenza. Anzi i Piacentini hanno sempre nutrito intensa devozione a S. Antonino, specialmente in occasione di lunghi e rischiosi viaggi; poiché la tradizione lo pensa, tra l'altro, pellegrino in Terra Santa. È noto che un gruppo di cittadini di Piacenza in procinto di recarsi, circa mille anni or sono, in Palestina, ha lasciato scritto per mano del capogruppo, di essersi posti sotto la protezione di S. Antonino: "Praecedente beato Antonino, a Civitate Placentia egressus sum".
Ha certo del miracoloso il ritrovamento delle sue reliquie, da far pensare a consimili reperti di corpi santi, descritti nella vita di S. Ambrogio; tale scoperta si è avuta già nel sec. IV con S. Savino, vescovo di quella città. Né va dimenticata la ricognizione accuratissima dei preziosi resti del nostro Santo compiuta in tempi a noi vicini, nel 1878-79, dal vescovo di Piacenza, Mons. Scalabrini, il fondatore dell'omonima famiglia missionaria per gli emigranti: gli Scalabriani.
Il culto del Santo è antichissimo; attestato già nel secolo che segue la sua morte; è sempre stato ed è tuttora assai vivo nella città e diocesi di Piacenza, che lo ha scelto come Patrono insieme con S. Giustina, consacrandogli la prima cattedrale, l'insigne basilica di S. Antonino, sorta nel secolo quarto.
Da Piacenza il culto si è diffuso in molte diocesi d'Italia e della Francia; nella Diocesi di Milano le chiese parrocchiali che s'intitolano a lui sono parecchie, e vi si fa gran festa intorno al 30 Settembre, data che sembra riferirsi al giorno del suo martirio, che è la sua nascita al Cielo.
Anzi in qualche parrocchia vige l'uso ad immemorabili di un generoso cereo omaggio dell'autorità civile alla chiesa parrocchiale, a somiglianza dei reggenti del comune di Piacenza, che nel giorno della festa di S. Antonino, martire piacentino, recano alla sua chiesa dei grossi ceri in riconoscenza per grazie ricevute.
S. Antonino fu combattente impavido come soldato nell'esercito imperiale, ma difensore intrepido della sua fede come figlio della Chiesa. A Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio! S. Antonino affrontò coraggioso la prova del martirio, convinto che Cristo invisibilmente ma realmente era con lui a sorreggerlo con la sua forza, a coronarlo con il suo premio. S. Antonino è vivo con la sua protezione specialmente per chi viaggia: "Praecedente Beato Antonino"; il che incoraggia a rivolgere ai Santo brevi invocazioni (giaculatorie) nel gran viaggio della vita, come la Chiesa nelle Litanie. I Santi sono invisibili, non sono assenti; non ci hanno abbandonati, ma solo preceduti.
O Dio, che al tuo martire Antonino hai donato la forza di rischiare la vita per la testimonianza del Vangelo, trasformaci con la potenza del tuo Spirito, perché diventiamo anche noi discepoli coraggiosi e testimoni leali di Cristo Signore che vive e regna nei secoli.

Vista della Chiesa ParrocchialeDescrizione della Chiesa
In un primo tempo era stata progettata la Chiesa nuova con la facciata rivolta verso nord. Molti hanno rilevato l'inconveniente della facciata a nord perché esposta ai venti freddi, al gelo d'inverno, al freddo della montagna. Venne girata la facciata ad ovest, ma molti tecnici fecero notare la sconvenienza della costruzione in tal senso per la forte inclinazione del terreno da ovest ad est e per l'aumento di spesa per il rafforzamento delle fondamenta, per l'elevazione dell'abside, del transetto e delle sagrestie al di sopra del piano della via circonvallazione. Allora fu riveduto il primitivo progetto della Chiesa nuova con la facciata ad est orientata verso la facciata della Chiesa vecchia. Questa deliberata orientazione fu ritenuta buona: così il popolo, passando per Sant'Anna, via centrale del paese, guardando per via Vittorio Veneto vedrà ergersi la monumentale Chiesa nuova.
La nuova Chiesa occupa una superficie di 39,40 m per 56 m. Essa si compone di tre navate, delle quali le due laterali servono di passaggio; di un transetto occupato parzialmente dal Santuario; dal coro abside; da due sagrestie.
Sul lato destro della facciata è inserita la cappella del Battistero in comunicazione con la nave laterale e col portico che si trova davanti alla facciata stessa nella larghezza delle tre navi. Dal portico esterno sulla facciata si passa all'interno della Chiesa traverso un avancorpo nel cui piano inferiore sono ricavate tre bussole di porta costruttive, una scala a chiocciola che sale fino al tetto, per l'ispezione dello stesso: al piano superiore è aperta una esedra, entro la quale potrà campeggiare una decorazione figurativa. All'interno del transetto sorge in piano rialzato il Santuario coi due amboni racchiudenti la gradinata principale: s'innalzano due piccoli ripiani per gli altari minori, a fianco dei quali esistono i passaggi per le sagrestie.
Vista della piazza della ChiesaSulla linea di fondo del transetto sono posti i tre altari: il principale sopralzato sul piano del presbiterio o santuario, i laterali senza sopralzo: tutti e tre sono provvisti di ciborio e baldacchino. Nel coro abside molto ampio si disporranno lo stallo del celebrante, la credenza, qualora si tenga l'altare rivolto al popolo: appoggiati alle colonne si svilupperanno gli stalli propriamente detti del coro, dietro i quali si distribuiranno le parti componenti l'organo. Il corridoio dietro gli stalli serve di comunicazione indiretta fra le sagrestie. L'accesso alla Chiesa è disimpegnato dalle tre porte sulla facciata e le due sui fianchi.
La posizione degli altari su una stessa linea permette di conservare l'orientamento dei fedeli verso un'unica direzione: l'ampiezza dei bracci del transetto consente di distribuire separatamente i ragazzi e le ragazze degli oratori, mentre alla massa degli adulti viene riservata la nave centrale.
La costruzione è stata eseguita in muratura di mattoni, con zoccolatura, cornici, marcapiano, cornici di gronda in pietra artificiale; le colonne sono in pietra, la soffittatura è eseguita con volte a botte sul pronai e sulle navi laterali, con volta a tazza sul coro. Abside con soletta orizzontale sul rimanente. La copertura esterna con coppi comuni poggerà su soletta in laterizi e cemento armato.
Le finestre sono chiuse con vetri fissi ossia mattonelle di vetro e l'aerazione interna viene effettuata mediante comuni aspiratori.
Il campanile è costruito in sede propria vicino ad una delle sagrestie. La costruzione intonata a semplicità e a praticità liturgica prende ispirazione dalle antiche basiliche cristiane pur tenendo conto delle esigenze della vita parrocchiale moderna.